La diciannovesima edizione della.Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia 2025, con il titolo “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, è aperta al pubblico da sabato 10 maggio a domenica 23 novembre 2025 e coinvolgerà l’area dell’Arsenale, i Giardini, Forte Marghera e una serie di eventi collaterali dislocati per tutta la città.
La mostra, è curata da Carlo Ratti, di formazione architetto e ingegnere, professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e al Politecnico di Milano, è direttore del Senseable City Lab e socio fondatore dello studio di architettura e innovazione CRA-Carlo Ratti Associati (Torino, New York City, Londra).
La parola “intelligens”, allude a un duplice significato: da un lato sottolinea il riferimento alla “gens”, dall’altro mira alla combinazione delle tre intelligenze su cui si basa questa edizione: quella naturale, quella artificiale e quella collettiva. 
Riprendendo le parole del prof. Ratti:«Per decenni, l’architettura ha risposto alla crisi climatica con la mitigazione: progettare per ridurre il nostro impatto sul clima. Ma questo approccio non è più sufficiente. È il momento che l’architettura passi dalla mitigazione all’adattamento: ripensare il modo in cui progettiamo in vista di un mondo profondamente cambiato. L’adattamento richiede un cambiamento fondamentale nella pratica architettonica. La Mostra di quest’anno, Intelligens. Natural. Artificial. Collective. invita alla collaborazione tra diversi tipi di intelligenza per ripensare insieme l’ambiente costruito. Il titolo, un neologismo la cui parte finale, “gens”, significa “popolo” in latino, è un invito a sperimentare l’intelligenza al di là dell’attuale attenzione limitata all’AI e alle tecnologie digitali e a dimostrare come possiamo adattarci al mondo di domani con fiducia e ottimismo. Intelligens è un laboratorio dinamico che riunisce esperti di varie forme di intelligenza.»
Vero protagonista, è il cambiamento climatico, come gli avvenimenti che quest’anno hanno colpito Los Angeles e Valencia; anche la stessa Venezia che “dopotutto, è la città più fragile dal punto di vista climatico”, dice Ratti, diventa un laboratorio di ricerca e di progettazione dei luoghi del futuro. “La prima domanda fondamentale è: come sarà il clima nel 2050? O addirittura nel 2150? Questo è il punto di partenza di tutto ciò che facciamo in architettura”.
La Mostra inizia nelle Corderie , dove i visitatori attraversano tre mondi tematici, che a loro modo propongono esperimenti di adattamento: Natural Intelligence, Artificial Intelligence e Collective Intelligence. Tra questi, un progetto guidato da Kengo Kuma, robot umanoidi destinati a cambiare il futuro dell’edilizia e nuovi materiali da tutto il mondo.
Il percorso culmina nelle Artiglierie con “Out”, che guarda allo Spazio non come una fuga, ma come un modo per contribuire a gestire le crisi da affrontare sulla Terra.
Ogni sezione è concepita come uno spazio modulare e frattale: un organismo che collega progetti di grandi e piccole dimensioni, creando una rete di dialogo e permettendo ai visitatori di trovare la propria strada attraverso la Mostra.
La stessa Venezia, inoltre, diventerà un Living Lab.
La città stessa, una delle più minacciate del pianeta di fronte ai cambiamenti climatici, farà da sfondo a un nuovo tipo di Mostra, dove installazioni, prototipi ed esperimenti coinvolgono gruppi multidisciplinari composti da architetti, scienziati e aziende, che offrono soluzioni innovative e spunti per problemi urgenti a livello locale e globale.
La Biennale, inoltre, continua la partnership con il V&A di Londra, consolidata da nove anni, attraverso la mostra “On Storage”, ospitata nel Padiglione delle Arti Applicate e curata da Brendan Cormier. L’esposizione esplora l’architettura globale degli spazi di conservazione, come magazzini e archivi e si concentra sull’infrastruttura logistica che gestisce la circolazione degli oggetti. 
Tra le opere in mostra c’è un nuovo film a sei canali di Diller Scofidio + Renfro. 
“Margherissima”, a Mestre, si concentra sull’area di Marghera e il territorio contaminato situato nei pressi del Ponte della Libertà, ospitato all’interno della Polveriera Austriaca di Forte Marghera.
Il progetto propone un nuovo quartiere accanto alle imponenti sagome dell’industria pesante, al margine della laguna veneziana: un modello percorribile che trasforma questa vasta area industriale in un vivace distretto del futuro, pensato per cittadini di un mondo attento al clima.
Si tratta di un progetto collaborativo, realizzato dagli studenti dell’Architectural Association (School of Architecture, Londra), in collaborazione con l’architetto e curatore Nigel Coates, con Michael Kevern, Guan Lee, John Maybury e Jan Bunge, partecipanti in concorso nella Mostra Internazionale.
Per la prima volta, la Biennale d’Architettura presenta oltre 750 partecipanti: architetti e ingegneri, matematici e scienziati del clima, filosofi e artisti, cuochi e programmatori, scrittori e intagliatori, agricoltori e stilisti, e molti altri, richiedendo un sostanziale cambio di approccio e mentalità, avvenuto attraverso un processo di selezione aperto a tutti, con la “open call Space for Ideas”, da cui sono stati raccolti progetti da tutto il mondo e discipline diverse.
Sono 66 le partecipazioni nazionali che organizzano le proprie mostre nei Padiglioni: ai Giardini (26), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (15). 
Le nuove partecipazioni sono 4: Repubblica dell’Azerbaijan, Sultanato dell’Oman, Qatar, Togo.
Per il Padiglione Italia, è stato scelto il progetto “Terræ Aquæ. L’Italia e l’intelligenza del mare” a cura dell’arch. Guendalina Salimei, con cui ho avuto la stima di collaborare durante la facoltà di architettura “Valle Giulia” della Sapienza di Roma, come tirocinante, e con cui ho avuto il piacere di partecipare nel 2010, alla XXII Biennale di Venezia, con il progetto “E-picentro” che proponeva una riflessione critica su quali azioni si possano promuovere e come possano essere rese possibili nel difficile periodo di transizione tra l’abbandono de l’Aquila e la sua ricostruzione dopo il terremoto.
L’arch. Salimei propone un punto di vista del tutto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, ovvero quello di non guardare il mare dalla terra, ma viceversa.
Così come Ratti, anche Salimei lancia una call to action aperta a progettisti e altri esperti per raccogliere contributi sul ripensamento del rapporto tra terra e mare delle aree costiere e portuali, con cui l’architetto ha già avuto modo di misurarsi nel recente sviluppo del nuovo lungomare di Messina.
È un invito a immaginare la “forma del mare”, prefigurando visioni futuribili o utopiche, progetti e desideri per tutti quei luoghi di frontiera tra terra e mare in cui le regole dell’abitare sono assoggettate a una costante riconfigurazione in relazione alle leggi della natura e dell’uomo. Si vuole così stimolare una riflessione su temi architettonici, urbanistici, ambientali, umanistici e geopolitici, sviluppando nuove idee che possano diventare inneschi di azioni in contesti diversi, concretizzandosi in laboratori di sperimentazione e ricerca avanzata (https://www.terraeaquae.it/).
Gli Eventi Collaterali della 19. Mostra Internazionale di Architettura ammessi dal Curatore Carlo Ratti e promossi da Enti e Istituzioni nazionali e internazionali sono undici, con mostre ricche di contributi e prospettive, come l’evento “Generative AI and the Future of Learning and Making: Imitation, Bias, and Estrangement” che si terrà il 14 ed il 15 novembre in Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne (San Marco 1364/A – 30124, Venezia).
L’evento descrive come l’intelligenza artificiale generativa non crea dal nulla, ma genera nuove espressioni attingendo da raccolte curate da precedenti, sostenendo così la continuità e l’influenza di tradizioni e canoni spesso non dichiarati.  Questa conferenza di due giorni analizzerà le implicazioni dell’imitazione guidata dall’IA per il futuro dell’apprendimento e della creazione.
Altri eventi da vedere a novembre durante la Biennale di Venezia sono:
  • Thomas Schütte. Genealogies, Punta della Dogana, Dorsoduro 2, Venezia.
  • Tatiana Trouvé. La strana vita delle cose, Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231, Venezia.
  • Architectural Landscapes, Galerie Negropontes, Palazzina Masieri, Dorsoduro 3900, Venezia.
  • Diagrams, Fondazione Prada, Ca’ Corner della Regina, Santa Croce 2215, Venezia.
Per raggiungere i padiglioni della Biennale, dalla stazione di Venezia Santa Lucia, si prende il vaporetto delle line 1, 4.1, 4.2, 5.1 o 5.2 fino alla fermata “Giardini” o “Arsenale”; in aereo, dall’aeroporto di Venezia Marco Polo, bisogna prendere le linee Alilaguna (rosse o blu) e scendere alla fermata “Lido S.”. 
Da Mestre, si possono prendere gli autobus o i tram che arrivano a Venezia Piazzale Roma e poi prendere il vaporetto.
In auto, seguire le indicazioni per Venezia e poi per il Lido di Venezia, imbarcare il Ferry Boat / traghetto Actv per attraversare la laguna. 
Una volta arrivati al Lido, prendere il vaporetto per raggiungere le sedi della Biennale.
Dalla provincia di Foggia, si può raggiungere Venezia, attraverso il treno “Frecciarossa” diretto Foggia-Venezia, oppure, a partire da novembre, saranno ripristinati i voli diretti da Foggia a Venezia operati da Aeroitalia.
Architetto Valeria Di Toro
Le foto sono prese dal sito ufficiale https://www.labiennale.org/it/architettura/2025